Il primo gatto in casa: cosa serve davvero

Tuo figlio ha chiesto un gatto. Tu stai pensando che è più semplice di un cane: non va portato fuori, non abbaia, si arrangia.
La prima cosa da mettere in chiaro, e te la diciamo prima di venderti qualsiasi cosa: se tuo figlio ha meno di dieci anni, il gatto non sarà il gatto di tuo figlio. Sarà il tuo. Lo prenderà lui, lo amerà lui, e la lettiera la pulirai tu per i prossimi quindici anni. Chi ti dice il contrario ti sta facendo un favore oggi e un dispetto fra sei mesi.
Detto questo, funziona benissimo. Serve solo sapere che cosa decide davvero se va bene — e non è la razza.
Le tre cose che decidono tutto
Su cosa serve a un gatto per stare bene in casa i veterinari esperti di comportamento sono d’accordo, e non è quello che si compra di solito.
La lettiera, e quante. La regola è una per gatto più una: un gatto, due cassette. E soprattutto dove: non accanto alla ciotola, non in un angolo cieco dove il gatto può essere sorpreso, non in bagno se la porta a volte è chiusa. La stragrande maggioranza dei gatti che «fanno la pipì fuori» sta comunicando un problema di lettiera, non un dispetto.
Lo spazio verticale. Un gatto non misura la casa in metri quadri, la misura in altezze. Una mensola, la cima dell’armadio, un tiragraffi alto vicino alla finestra valgono più di una stanza in più. È il modo in cui si mette al sicuro, e in una casa con bambini è essenziale: deve poter salire dove il bambino non arriva.
Un posto dove sparire. Non è timidezza: è come funziona un gatto. Se ha un rifugio a cui nessuno accede, si nasconde meno, non di più, perché sa di poterlo fare.
Il tiragraffi va dove non lo metteresti mai
Quasi tutti lo comprano e lo mettono nell’angolo più discreto del salotto. Il gatto lo ignora e si fa il divano.
Il gatto non graffia per farsi le unghie: lascia un segno visibile in un punto che conta. Per questo sceglie il bracciolo del divano, cioè il centro della stanza dove state voi. Se il tiragraffi lo metti dietro una porta, stai chiedendogli di firmare in un posto dove nessuno legge.
Va messo accanto a quello che sta rovinando, e deve essere alto abbastanza da permettergli di allungarsi tutto. Poi, dopo qualche settimana, si sposta di venti centimetri alla volta se proprio ti dà fastidio lì.
I bambini e i gatti: un dato che sorprende
In uno studio su tutte le lesioni da animali notificate in un anno in una provincia italiana è emersa una differenza netta fra le due specie.
| Chi si fa male | |
|---|---|
| Cane | fascia più colpita 5-9 anni; età più frequente delle vittime: 9 anni |
| Gatto | in maggioranza persone sopra i 22 anni; età mediana 50 anni |
Cioè: i gatti, statisticamente, non fanno male ai bambini. Fanno male agli adulti, e quasi sempre in casa propria, quando si insiste con un gatto che aveva già chiesto di smettere.
Il che ribalta la lezione da dare a tuo figlio. Non è «attento che ti graffia». È una cosa sola, e va ripetuta finché non entra: il gatto si avvicina lui. Non si insegue, non si tira fuori da sotto il letto, non si tiene in braccio se si divincola. Il bambino che impara ad aspettare che il gatto arrivi si ritrova un gatto che arriva sempre. Quello che lo insegue si ritrova un gatto che vive sull’armadio.
I primi quindici giorni
Un gatto appena arrivato non va presentato alla casa: va presentato a una stanza.
Una stanza sola, con lettiera, acqua, cibo, un nascondiglio e qualcosa su cui salire. Porta chiusa, e la famiglia entra a turno, poco per volta, seduta per terra senza inseguire niente. Dopo qualche giorno si apre la porta e lo si lascia uscire quando vuole lui.
Sembra il contrario dell’accoglienza. È il modo più rapido per avere, in due settimane, un gatto che gira per casa invece di un gatto che sta sotto un mobile per due mesi.
Il microchip: in Lombardia è obbligatorio anche per i gatti
Quasi nessuno lo sa, ed è vero dal primo gennaio 2020: la Lombardia è stata la prima regione italiana a estendere l’obbligo di identificazione ai gatti.
I termini sono gli stessi dei cani: entro 15 giorni dall’inizio del possesso o entro 30 giorni dalla nascita, e comunque prima della cessione a qualunque titolo. Lo fa un veterinario abilitato ad accedere all’anagrafe.
Non è solo burocrazia: c’è un motivo pratico. Le spese veterinarie si detraggono solo se l’animale è iscritto in anagrafe e se paghi in modo tracciabile. Un gatto senza microchip è anche un gatto le cui spese non puoi portare in dichiarazione.
Il pezzo che quasi tutti sottovalutano: l’acqua
Il gatto discende da un animale del deserto e ha uno stimolo della sete debole. Ricava l’acqua dal cibo, e se mangia solo crocchette ne ricava pochissima.
È il motivo per cui in un gatto la questione «umido o secco» non è una preferenza di gusto ma una faccenda di quanti millilitri d’acqua passano nella giornata — e ne abbiamo scritto per esteso qui. Nella pratica di casa: ciotola dell’acqua lontana da quella del cibo, larga e bassa, più di una, e se puoi non di plastica.
Una cosa da mettere in agenda: la bocca
Anche nel gatto i problemi della bocca sono fra i più frequenti, e aumentano con l’età.
Un gattino a cui da subito qualcuno tocca la bocca tutti i giorni — tre secondi, un dito, un po’ di qualcosa che gli piace — diventa un gatto che a nove anni si lascia guardare i denti. È l’investimento con il rapporto costo-beneficio più alto di tutti, e costa zero. Come si fa lo abbiamo spiegato qui.
La parte che è nostra
Su un primo gatto la nostra utilità comincia prima che il gatto arrivi, ed è la parte che quasi nessuno usa.
Facciamo tre cose. La prima: la lista di quello che serve davvero, che è più corta di quella che ti farebbe uno scaffale. Due lettiere e non una, un tiragraffi alto invece di tre bassi, ciotole larghe e basse, un trasportino che si apre anche dall’alto — quello che ti salverà tutte le visite dei prossimi quindici anni. E ti diciamo che cosa non comprare: la maggior parte dei giochi in vendita finisce sotto il divano il terzo giorno.
La seconda: la razione. Un gattino in crescita e un gatto adulto sterilizzato hanno fabbisogni completamente diversi, e il momento della sterilizzazione è il punto in cui più gatti in Italia cominciano a ingrassare, perché nessuno rifà il conto. Noi il conto lo rifacciamo, e ti avvisiamo quando è il momento — ne abbiamo parlato qui.
La terza è quella che fa la differenza con un bambino in casa: ti diamo le tre regole da attaccare al frigo, scritte in modo che le capisca anche un bambino di sei anni. Il gatto si avvicina lui. Quando mangia non si tocca. Quando è nel suo posto, non c’è. Sono tre frasi, e valgono più di qualsiasi accessorio.
Si fa in video chiamata (se sei a Brescia anche in negozio, da Amici Animali): dieci minuti, gratis, anche prima di aver preso il gatto. Anzi, soprattutto prima.
Domande frequenti
Meglio un gattino o un gatto adulto?
Con bambini piccoli, un adulto già socializzato è spesso la scelta più tranquilla: sai già com’è di carattere, mentre un gattino è una scommessa. Un gattino però impara la casa e i bambini come se fossero sempre esistiti. Se scegli il gattino, non prenderlo prima dei due mesi: sotto quell’età la cessione è vietata, e c’è un motivo che riguarda il suo carattere da adulto.
Ne prendo uno o due?
Due gattini cresciuti insieme si stancano a vicenda, giocano fra loro e mordono molto meno le mani dei bambini. Costano di più — cibo e veterinario raddoppiano — ma per una famiglia che sta fuori tutto il giorno spesso è la scelta che funziona meglio. Due adulti che non si conoscono, invece, è una faccenda delicata e non si improvvisa.
Le razze cambiano il carattere?
Molto meno di quanto si dica. Conta molto di più com’è quel singolo gatto e come ha passato le prime settimane di quale nome ha la razza. Se tuo figlio vuole un certo tipo di gatto per l’aspetto, va benissimo — solo, non aspettarti che l’aspetto porti con sé un carattere.
Un gatto può stare in appartamento senza uscire?
Sì, se l’appartamento è organizzato come un territorio e non come una scatola: altezze, nascondigli, posti diversi in cui mangiare e in cui fare i bisogni, e qualcosa che si muova durante il giorno. Un gatto di casa vive mediamente molto più a lungo di uno che esce. Un gatto di casa annoiato, invece, ingrassa e comincia a fare cose che non ti piacciono.
Mio figlio è allergico ai gatti: ci sono razze che vanno bene?
Le razze «ipoallergeniche» sono una promessa commerciale: l’allergene principale del gatto non è il pelo, è una proteina della saliva che finisce sul pelo quando si lecca. Tutti i gatti la producono. Prima di prendere un gatto per un bambino allergico si parla con chi segue l’allergia, non con chi vende il gatto.
Devo per forza sterilizzarlo?
È una scelta che si fa con il medico veterinario, e ha effetti che vanno oltre la riproduzione. Quello che possiamo dirti noi è la conseguenza pratica su cui interveniamo: dopo la sterilizzazione il fabbisogno cala parecchio e la fame spesso aumenta. Se la razione resta quella di prima, il gatto ingrassa. Se la si rifà, non succede niente di tutto questo.
Fonti
Morosetti G., Toson M., Piffer C. Indagine su lesioni provocate da animali in Provincia Autonoma di Bolzano nell’anno 2010. Veterinaria Italiana, Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, 2013.
Regione Lombardia. Legge regionale 6 giugno 2019, n. 9, articolo 37, che estende ai gatti l’obbligo di identificazione modificando l’articolo 105 della legge regionale 33/2009.
Agenzia delle Entrate. Circolare 7/E del 2017, sui requisiti per la detrazione delle spese veterinarie.